Il ritorno della Biennale d’arte di Alessandria d’Egitto dopo 12 anni di stop. Al via a settembre 2026

Dal 1955, l’obiettivo della rassegna egiziana è quello di promuovere l’arte del Mediterraneo. Ma l’edizione del rilancio dopo una lunga assenza sarà anche opportunità per propiziare la rinascita della scena artistica egiziana, sotto la curatela dell’artista e attivista Moataz Nasr

Evoca l’immagine di un bacino d’acqua stagnante, pronto a riattivarsi dopo molti anni di immobilismo, Moataz Nasr, che nell’autunno 2026 curerà il ritorno della Biennale di Alessandria d’Egitto.

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La storia della Biennale d’arte di Alessandria d’Egitto

Tra le rassegne d’arte di rilievo internazionale, la Biennale egiziana è la terza più longeva per fondazione, dopo Venezia, da cui ha mutuato il modello, e San Paolo del Brasile; ma da 12 anni a questa parte mancava all’appello, sospesa a causa dell’instabilità politica del Paese (al 2011 risale l’effettiva interruzione, seguita da un tentativo di ripristino, con scarso successo, nel 2014). Ora l’intenzione è quella di rilanciarla in grande stile, sotto la curatela dell’artista e attivista egiziano, classe 1961, che ha rappresentato l’Egitto alla Biennale di Venezia nel 2017 e ha diretto al Cairo lo spazio indipendente Darb 1718, fino alla sua demolizione, nel 2024, per far posto a un’autostrada.
Quando fu fondata nel 1955, all’epoca del presidente Gamal Abdel Nasser, la manifestazione si proponeva principalmente di valorizzare artisti provenienti dall’area del Mediterraneo, e con lo stesso spirito si è rinnovata negli anni, fino all’ultima, prolungata interruzione.

La Biennale d’arte di Alessandria d’Egitto torna nel 2026. Il focus sul Mediterraneo

A settembre 2026, l’edizione del rilancio – intitolata This Too Shall Pass – riproporrà l’attenzione per l’area mediterranea, includendo però anche artisti provenienti da altri Paesi, articolando la programmazione tra la mostra principale con oltre 50 artisti invitati ed esposizioni collaterali, ospitate presso i musei di Alessandria d’Egitto, pensate per promuovere i talenti emergenti egiziani. A guidare la selezione degli artisti sarà la volontà di presentare standard qualitativi elevati, propiziando un cambiamento necessario per la crescita del sistema dell’arte egiziano, rimasto fin troppo fermo nell’ultimo decennio. E il programma presenterà anche conferenze, momenti musicali, performance, per coinvolgere una platea ampia ed eterogenea, sostenendo al contempo gli scambi tra artisti e addetti ai lavori.

Una manifestazione per la crescita culturale della città e dell’Egitto

L’opportunità di rilanciare la Biennale arriva grazie a un’inedita collaborazione tra pubblico e privato, che oltre a garantire maggiore autonomia alla manifestazione – in passato finanziata quasi per intero con fondi pubblici – ne permetterà la rinascita nonostante la difficile congiuntura economica dell’Egitto. Nel progetto sono dunque coinvolte importanti aziende locali, e il comitato organizzatore – anticipa The Art Newspaper nel dare notizia del ritorno della Biennale – vedrà confrontarsi funzionari del Ministero della Cultura egiziano e mecenati noti alla scena artistica internazionale, da Mai Eldib ad Ahmed Shaboury, Hisham El-Khazindar e Rasheed Kamel, oltre all’architetto Omniya Abdel Barr.
Perché il ritorno sia ancora più significativo, la prossima Biennale di Alessandria attiverà anche diversi luoghi storici e simbolici della città, come l’anfiteatro romano, la celebre Biblioteca, la Cittadella di Qaitbay e l’antica Fouad Street. L’auspicio è che la rassegna possa trasformarsi in un momento di riflessione sulla necessità di condividere spazi e momenti culturali con la cittadinanza, oltre ad alimentare lo sviluppo della scena artistica locale.

Livia Montagnoli

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