Una poesia per i bambini di Gaza: la campagna di Save the Children. Il video

“Don’t Mention the Children” è il componimento dello scrittore inglese Michael Rosen recitato da volti noti dello star system per sensibilizzare il mondo su ciò che i bambini palestinesi stanno subendo a Gaza

In un momento tanto delicato e drammatico, in cui a Gaza è in atto un genocidio, finalmente riconosciuto a livello internazionale, scivolare nella retorica è semplice.

La campagna di Save The Children, dal titolo Don’t Mention the Children, punta però a non voltarsi dall’altra parte, come purtroppo si è fatto fino ad ora, a non ignorare l’eccidio di migliaia di bambini innocenti, che preferiamo non vedere per non disturbare la nostra comfort zone di umanità che vive nella parte “fortunata” del mondo. 

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Don’t Mention the Children: il video di Save The Children

Girato in bianco e nero, per concentrare l’attenzione sui volti e le parole dei personaggi, il video Don’t Mention the Children vede protagonisti molti attori, presentatori, attivisti e influencer.

Ciascuno di loro recita un verso della poesia scritta da Michael Rosen nel 2014, ben 11 anni fa, in seguito a un articolo del Guardian secondo cui il governo israeliano aveva vietato uno spot radiofonico che menzionava i bambini uccisi a Gaza.

Tale censura fu un tentativo maldestro di “alleviare” l’inaudita gravità di quel che stava accadendo. Dopo un decennio la situazione è tragicamente peggiorata e la poesia di Rosen è ancora più incisiva che mai: a chiudere lo spot sono le frasi “Don’t Bomb Children” e “Don’t Starve Children”, composte dai nomi degli quasi 20mila bambini palestinesi uccisi. 

La petizione di Save the Children 

La campagna è volta a sostenere la petizione che Save The Children UK e Choose Love intendono presentare al Primo Ministro inglese Keir Starmer per adottare misure urgenti volte a tutelare i bambini di Gaza e della Cisgiordania.

Tra queste la sospensione di tutti i trasferimenti di armi a Israele, fare tutto il possibile per porre fine all’assedio e al sistematico diniego di aiuti da parte del governo israeliano a Gaza, trovare i responsabili delle violazioni dei diritti umani, chiedere il rilascio di tutti i bambini palestinesi detenuti arbitrariamente e sostenere una moratoria immediata sugli arresti, la detenzione e i procedimenti giudiziari nei confronti dei minori da parte delle autorità militari israeliane.

Le condizioni dei minori palestinesi

“Gaza è ora il luogo più letale al mondo per un bambino. Più di 18.000 bambini sono stati uccisi dalle forze israeliane. Il numero effettivo è senza dubbio più alto. Una madre ha detto al nostro team: “I nostri figli stanno solo aspettando il loro turno per morire”” si legge nel comunicato dell’organizzazione internazionale.

Tutto questo non è fiction o frutto di una campagna mediatica, ma la realtà vissuta da innocenti che preferiscono la morte alla sopravvivenza in condizioni di fame e barbarie:  “I bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché almeno in paradiso c’è del cibo. E ora, queste atrocità si stanno riversando nella Cisgiordania occupata, dove i bambini vivono nella paura costante” prosegue il report.

Se fino ad ora non siamo stati in grado di fare nulla per i tanti piccoli morti, i cui nomi vanno ricordati e non certo celati, abbiamo il dovere civile e morale di intervenire per coloro che stanno sopravvivendo a stento e nella disperazione. 

Il testo tradotto della poesia “Don’t Mention the Children”

Non menzionare i bambini.
Non nominare i bambini morti.
La gente non deve conoscere i nomi
dei bambini morti.
I nomi dei bambini devono essere nascosti.
I bambini devono essere senza nome.
I bambini devono lasciare questo mondo
senza nome.
Nessuno deve conoscere i nomi
dei bambini morti.
Nessuno deve dire i nomi
dei bambini morti.
Nessuno deve nemmeno pensare che i bambini
abbiano un nome.
La gente deve capire che sarebbe pericoloso
conoscere i nomi dei bambini.
La gente deve essere protetta dal
conoscere i nomi dei bambini.
I nomi dei bambini potrebbero diffondersi
come un incendio.
La gente non sarebbe al sicuro se conoscesse
i nomi dei bambini.
Non nominare i bambini morti.
Non ricordare i bambini morti.
Non pensare ai bambini morti.
Non dire: “bambini morti”.


Roberta Pisa

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Roberta Pisa

Roberta Pisa

Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.

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