Una mostra-performance al Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia

Inaugura il 15 ottobre un nuovo ciclo di progetti nella cornice del Teatrino di Palazzo Grassi, “costola” veneziana della Collection Pinault. Si inizia con una mostra a carattere performativo, di cui abbiamo parlato con Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana.

Il Teatrino di Palazzo Grassi, avamposto lagunare, insieme a Punta della Dogana e Palazzo Grassi sesso, della Collection Pinault, inaugura un nuovo ciclo progettuale con una prima mostra performativa, Gestus, divisa in due atti. Il primo, Rifare il corpo, avrà luogo a partire da oggi, 15 ottobre, fino al 24 novembre. La seconda parte, Il montaggio delle azioni, andrà in scena fra dicembre e gennaio 2022.
Tra gli ospiti ci sono artisti visivi e performativi, italiani e internazionali, chiamati a lavorare sul tema del corpo e delle sue declinazioni, che insieme costruiscono una drammaturgia espositiva, con la curatela del collettivo milanese VideoSoundArt.
Abbiamo intervistato sull’argomento Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, ex presidente del Centre Pompidou parigino, della Biblioteca Nazionale di Francia e dell’Accademia di Francia a Roma.

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Driant Zeneli, No wise fish would escape without flying, 2019, still da film 4K

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INTERVISTA A BRUNO RACINE

Gestus non è una mostra, ma “un paesaggio in continua evoluzione” composto di opere video, installazioni, performance. Quali nuovi percorsi vuole aprire il format di questa “mostra performativa” per la Collection Pinault a Venezia?
Il format espositivo che sperimentiamo il 15 ottobre è il primo pensato appositamente per gli spazi del Teatrino realizzato dall’architetto Tadao Ando, che ha curato anche il restauro degli spazi di Punta della Dogana. In entrambi i luoghi l’architettura compone una scenografia ritmata, non asettica, che suggerisce nuove attinenze, tra antico e contemporaneo, dove le opere d’arte “vanno in scena” creando ogni volta nuove relazioni. Direi che ciò che lega la programmazione è l’obiettivo di dare forma a progetti originali, mai uguali a se stessi, scardinando la tradizionale relazione tra dispositivo espositivo e pubblico.

E per quanto riguarda il tema?
Il tema di Gestus è incentrato sul corpo partendo dalle riflessioni dei grandi maestri teatrali del Novecento sul linguaggio fisico, attivatore di una dinamica trasformativa spirituale e sociale. L’esposizione è pensata come un’unica pièce teatrale che si sviluppa in due atti complementari. I linguaggi sono diversi: video, scultura e performance fino alla ricerca sonora. Il primo atto, dal titolo Rifare il corpo, si concentra sul concetto di un corpo nuovo che elabora le proprie potenzialità per espandersi nello spazio e ricombinarsi nel secondo atto, dal titolo Il montaggio delle azioni, dove si immaginano altri possibili modelli sociali e relazionali.

Andrea Di Lorenzo, Foglie di fico, 2019, stampa fotgrafica inkjet, 90x58 cm, ed. di 3+1 pda

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I PROTAGONISTI DI GESTUS

In quale modo il Teatrino di Palazzo Grassi dialoga con il programma di Gestus?
Mi sono rivolto a VideoSoundArt, centro di produzione e festival di arte contemporanea di Milano, per produrre insieme un progetto che rispondesse alle specificità di questo luogo unico, non solo a partire dalla sua architettura, ma anche dalla sua storia e dalla sua funzione attuale. Apertura, dialogo e accoglienza si sono delineati subito come naturali caratteristiche della mostra Gestus. Lo spirito del luogo è quello del teatro, l’arte delle relazioni che si manifesta attraverso il movimento ritmico del corpo umano nello spazio. Spazio che al Teatrino è stato progetto da Ando con elementi altrettanto ritmici che si inseriscono nel dialogo tra opere di artisti e performer.

Annamaria Ajmone, Ludovica Carbotta, Andrea di Lorenzo, Caterina Gobbi, Enrique Ramirez, Luca Trevisani, Driant Zeneli: cosa hanno in comune gli artisti invitati da VideoSoundArt? 
Questi artisti di nuova generazione hanno una grande attitudine a riformulare un’estetica che li identifica dentro il dibattito contemporaneo anche grazie all’uso di materiali nuovi e non convenzionali. Sono artisti con cui VideoSoundArt ha già avuto modo di collaborare in passato e di cui sostengono la ricerca. Per certi aspetti possiamo considerarli attivisti culturali che, dentro la forma dell’opera d’arte, intendono esplorare nuove prospettive di convivenza, anche attivando i sensi percettivi: per fare qualche esempio cito le opere bioplastiche realizzate anche con elementi edibili di Luca Trevisani o le opere sonore di Enrique Ramirez, artista presente nella Collection Pinault, o ancora Ludovica Carbotta che metterà in scena un processo giudiziario utopico con la partecipazione di Benedetta Barzini…

GESTUS E IL PUBBLICO

A chi si rivolge Gestus? Come si relaziona con la città e i suoi abitanti?
Al pubblico giovane, che sempre di più, dopo questo periodo, suggerisce la necessità di eliminare le barriere, di rompere i confini, ma anche a coloro che sono interessati alla ricerca artistica contemporanea in Italia e non solo. Si tratta di una piattaforma aperta, come suggeriscono gli stessi curatori, dove si attivano rispondenze tra azioni e reazioni, opere e performance, proprio attraverso la presenza e la partecipazione del pubblico. Inoltre, sono stati coinvolti alcuni studenti liceali a introdurre la mostra e a condurre il pubblico nel dialogo con le opere in mostra.

Chiara Pirri

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Chiara Pirri

Chiara Pirri

Chiara Pirri (Roma, 1989), residente a Parigi, è studiosa, giornalista e curatrice, attiva nel campo dei linguaggi coreografici contemporanei e delle pratiche performative, in dialogo con le arti visive e multimediali. È capo redattrice Arti Performative per Artribune e dal…

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