Fuoriscena, ma dentro la tela. La mostra di Beatrice Meoni a Roma

Alla galleria z2o Sara Zanin si dipana la nuova personale di Beatrice Meoni che riflette sulla rappresentazione di tempi e oggetti quotidiani attraverso il filtro di uno sguardo intimo ed enigmatico

Una meditazione visiva sulle condizioni liminali dell’abitare e un’indagine quietamente naïve sui confini incerti tra natura e spazio domestico. Attorno a questi gesti natali si articola la mostra Fuoriscena di Beatrice Meoni (Firenze, 1960), a cura di Marina Dacci, ospitata negli spazi romani della galleria z2o di Sara Zanin. 

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L’ambiente quotidiano di Beatrice Meoni va in mostra con “Fuoriscena” 

Il corpus di opere esibite tematizza la dialettica tra la casa, lo studio, il giardino e il capanno sull’albero dell’artista. Luoghi che mutano sulla tela in dispositivi epistemici, a interrogare la visione. Il capanno, nascondiglio e osservatorio prediletto di Meoni, coniugando distanza e prossimità, si manifesta come una soglia, in grado di disarticolare le coordinate convenzionali dello sguardo. Opere quali Tra gli alberi e la quadrilogia della serie Sull’albero rimandano a un sistema di sottrazioni e amplificazioni, in cui il processo di decentramento prospettico induce a una nuova articolazione percettiva, labile e mutevole, che lascia al fruitore la libertà di individuazione e riconoscimento delle forme. 

Installation view: Beatrice Meoni, Fuoriscena, 2025, z2o Sara Zanin. Ph: Roberto Apa
Installation view: Beatrice Meoni, Fuoriscena, 2025, z2o Sara Zanin. Ph: Roberto Apa

Beatrice Meoni tra presenze e assenze 

La narrazione pittorica si sviluppa in un flusso nel quale rappresentazione e trasformazione coincidono e a questo concorre la tavolozza adoperata, che privilegia toni attenuati ed evocativi. Il segno offerto al supporto, con morbidezza diluita, richiama l’idea di immagini sospese, vivide nella loro leggerezza e insieme nel loro peso. Immagini che sono chiare presenze eppure prossime al dissolvimento. Specchi, cappelli, serrature, scarponcini e altri piccoli oggetti si mostrano forse per svanire dietro a un sipario, fuoriscena per l’appunto, delineando un ritmo danzante, che racconta della lunga esperienza dell’artista come apprendista teatrale e poi come scenografa. 

Il percorso circolare di “Fuoriscena” nella galleria z2o Sara Zanin 

Il risultato è una visione stratificata, un movimento interno. Un ricco fluire di strati sovrapposti e di tracce cifrate in microcosmo, filtrato dall’alternanza di toni opachi, nitidi e velati propri di una pittura in ascolto. La temporalità si contrae e si dilata, la natura si fa zona di indeterminazione sensoriale, secondo modalità che rievocano le riflessioni merleau-pontiane sul corpo e sul mondo. 
Aprendosi come un respiro di verdi diversi, a rivelare l’ingresso di un locus segreto, l’iter si chiude con Mattutino domestico, contropartita del primo dipinto, in un disegno a ring-composition, custode di un’atmosfera in sospensione.

Francesca de Paolis 

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Francesca de Paolis

Francesca de Paolis

Francesca de Paolis si è laureata in Filologia Moderna con indirizzo artistico all'Università La Sapienza di Roma proseguendo con un Corso di Formazione Avanzata sulla Curatela Museale e l'Organizzazione di Eventi presso l'Istituto Europeo di Design (IED). Ha insegnato Storia…

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