Panama Papers nel mondo dell’arte. I primi nomi nelle liste: Pedro Almodovar e i governi mecenati di Azerbaijan e Qatar

La bomba è esplosa da un giorno, già occupa le prime pagine di giornali e siti di tutto il mondo, e lo farà per parecchio, c’è da scommetterci. Ed il materiale è talmente ampio – si parla di 2,6 terabyte di documenti – che sarà probabilmente impossibile analizzarlo organicamentem categorizzarlo, o per lo meno la […]

La bomba è esplosa da un giorno, già occupa le prime pagine di giornali e siti di tutto il mondo, e lo farà per parecchio, c’è da scommetterci. Ed il materiale è talmente ampio – si parla di 2,6 terabyte di documenti – che sarà probabilmente impossibile analizzarlo organicamentem categorizzarlo, o per lo meno la cosa richiederà mesi. Eppure lo scandalo Panama Papers resta la notizia del momento: qualcosa che conferma idee che tutti hanno, ma le dota di una evidenza fisica, tangibile. I potenti del pianeta – ci si perdoni la semplificazione, ma se ne parla talmente tanto ovunque che ci pare superfluo dettagliare – hanno dei canali segreti e tacitamente tollerati attraverso i quali gestire i propri patrimoni, al riparo da controlli e verifiche. E una fattispecie come questa, non poteva in qualche modo non toccare da vicino anche il mondo dell’arte nelle sue diverse declinazioni.

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IL VIOLONCELLISTA AMICO DI PUTIN
Quelle che trapelano sono solo informazioni sparute, ripetiamo: ma intanto pare che dei servigi di Mossack Fonseca si servissero alcune delle famiglie più in vista anche per il proprio impegno in ambito culturale: dall’Emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani, affiancato nelle liste dal Primo Ministro Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, a diversi familiari – non lui in prima persona – di Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaijan di cui si è parlato nei giorni scorsi anche per il museo che commissionò a Zaha Hadid. Nelle prime liste diffuse – ve le riportiamo con il beneficio di inventario – campeggiano grandi nomi del cinema, da quello di Pedro Almodovar a quello di Jackie Chan; addirittura un musicista, il violoncellista Sergei Roldugin, potrebbe risultare una sorta di “prestanome” per affari legati al presidente russo Vladimir Putin. Più articolato sarebbe il file relativo all’imprenditore e magnate – sempre russo – Dmitry Rybolovlev: che prenderebbe il via dalla richiesta di divorzio della moglie Elena Rybolovleva, nel dicembre 2008. Nella complessa rete di società off-shore dell’uomo ci sarebbe stata anche la Xitrans Finance Ltd nelle Isole Vergini Britanniche, “un mini-museo Louvre. che trattava fra l’altro dipinti di Picasso, Modigliani, Van Gogh, Monet, Degas e Rothko. E anche arredamenti Luigi XVI”.

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Massimo Mattioli

Massimo Mattioli

É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto.…

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